Al Festival dello Sport di Trento oggi c’è un ospite speciale. Si tratta di Edoardo Bove, che torna a parlare del suo percorso di vita dal 1 dicembre 2024, quando ha rischiato la vita in campo. Nel gennaio 2026 è tornato ufficialmente a giocare in Inghilterra al Watford grazie all’aiuto di un defibrillatore sottocutaneo. Dalla paura alla gioia di tornare in campo, il tutto raccontato nel docufilm che uscirà al cinema il prossimo novembre, dal titolo “In un battito”. 

Edoardo Bove: “Il mio unico sogno era tornare a giocare”

Classe 2002 eppure la vita di Edoardo Bove è stata già ricca, intensa e piena di ostacoli da superare, in particolar modo dal 1 dicembre 2024 quando è sopravvissuto grazie all’intervento tempestivo dello staff sanitario in campo a Firenze. La sua particolare ed emozionante storia, con il ritorno in campo al Watford, è stata inserita nel docufilm “In un battito”, che ha presentato al Festival dello Sport di Trento oggi. “Più che un documentario sportivo è un racconto intimo del mio percorso. Molti penseranno che la parte sportiva sia prevalente ma la verità è che il motivo per cui ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è raccontare la storia di un ragazzo in difficoltà e poter aiutare in qualche modo chi ha vissuto la stessa drammatica situazione”. 

“La prima sensazione che ho avuto è stata simile a quella di un grande lutto. Per cause che non puoi controllare né immaginare sei costretto a vivere il calcio e la vita in modo diverso. In questo è importante la reazione che per fortuna c’è stata. Il calcio in quel momento era tutto per me, ora sono arrivato all’idea che è la mia più grande passione ma c’è anche tanto altro. All’inizio mi dava fastidio vedere le partite, i bambini che giocavano e mi sono dato al tennis. Poi sono tornato al calcio perché è la mia più grande passione”, prosegue.