Massimiliano Alvini, tecnico del Frosinone, ha fatto il punto sull’ottimo avvio di stagione della sua squadra. Di seguito le dichiarazioni rilasciate a margine del Festival dello Sport a Trento: “Il percorso è lungo, ma c’è l’identità di squadra che serve per fare la tua partita contro chiunque, cercando di fare gol e di arrivare alla vittoria indipendentemente dall’avversario. Non farò un passo indietro sulle mie idee in caso di difficoltà: una volta ho preso i complimenti per un punto fatto con il Milan tutti bassi a difendere, senza mai proporre. Non ero affatto contento, altro che complimenti. Mi è servito per migliorare, non voglio commettere quell’errore di nuovo”.

“Bracaglia? È un ciociaro, prima di tutto: incarna lo spirito della squadra. Un ciociaro vero, come Palmisani. Per noi allenatori avere calciatori con quello spirito è una fortuna. Ne vorrei tanti come Bracaglia da allenare, sempre. Viene da un percorso di sacrifici. Gli auguro il meglio, si sta ritagliando il suo spazio in A. Calò? È un giocatore forte. Vede calcio, delle linee di passaggio enormi. Ha un piede gentile. Un piede determinante in B, ma anche in A. Giocava nel Pontedera, io allenavo il Tuttocuoio, nello stadio a fianco. Ho sempre desiderato allenarlo, arrivo a Cosenza e lui viene venduto il primo giorno. Arrivato in A con 29 anni, ma è uno dei più intelligenti allenati in carriera”.

Frosinone, Alvini: “Ecco cosa penso di Raimondo”

“Raimondo? Ha delle qualità tecniche e caratteristiche notevoli, è in un percorso di miglioramento, è futuribile, attacca lo spazio. A me piace tantissimo. Anche nei rapporti umani. Castagnini ha preso lui come nel primo nome in attacco, dal Bologna, speriamo che continui su questa strada. Mi auguro che venga chiamato in Nazionale, sia per lui che per noi. Prima era più tosta arrivarci, sicuramente è un ragazzo sul quale lavorare per il futuro. Sosta? Non ero abituato a fare queste settimane che sono abbastanza lunghe. Alleno otto giocatori, con 15-16 in nazionale è difficile, non ero abituato”.