Dopo il pesante 3-0 conquistato sul campo della Juventus, la Lazio torna all’Olimpico per affrontare il Parma. Alla vigilia della sfida, Gennaro Gattuso ha chiesto alla squadra di non abbassare la tensione e ha affrontato diversi temi in conferenza stampa.
CHE SEGNALI HA VISTO DALLA SQUADRA?
«Buoni, abbiamo fatto leggermente meno in confronto a settimana scorsa perché c’è un giorno in meno per lavorare, ma la squadra è viva. Abbiamo avuto piccoli problemini con Taylor che ha saltato un allenamento e mezzo per la botta subita, ieri è tornato con la squadra. Ho visto l’atteggiamento giusto, ho rivisto la partita di Torino e penso che dobbiamo riuscire a giocare con la stessa intensità e veemenza. Se abbassiamo queste cose, domani diventa molto dura. Se pensiamo di gestire la partita prendiamo una legnata sui denti che ci ricorderemo a lungo».
COME GESTIRÀ I TRE IMPEGNI IN UNA SETTIMANA?
«Per noi la priorità è domani, poi ho parlato col mio staff e sicuramente dovremo fare delle scelte. La priorità è la partita di domani, poi già da domenica dovremo fare delle valutazioni».
CERCHERÀ DI MANTENERE INTENSITÀ E CORSA?
«Quando leggo i dati non cerco il volume di corsa, ma l’intensità tra picco massimo e alta velocità. Quello è un dato che mi interessa e che ricerchiamo durante la settimana. Quando corri tanto, dipende sempre dall’intensità. Frattesi domenica ha toccato pochissimi palloni, ma ha toccato cinque palloni nell’area piccola e andava a mille all’ora in pressione. Poi si possono sbagliare dei tocchi, lo ha fatto anche Bellahvane nei primi minuti. Lo step lo abbiamo fatto giocando per 95 minuti con questa intensità a Torino».
I TANTI MARCATORI SONO UNA RICERCA SPECIFICA?
«Se ricordate io vi dico sempre che i moduli lasciano il tempo che trovano, si devono occupare gli spazi. Quante volte avete visto i nostri centrali nell’area di rigore avversaria, questo ci sta aiutando avendo tanti giocatori che si muovono e che creano occasioni. Per questo mandiamo tanti giocatori in gol».
LA SQUADRA HA CAPITO IL PERICOLO PARMA?
«È semplice, noi abbiamo solo una strada che è quella della mentalità e della voglia, arrivare prima sul pallone e andare forte. L’errore lo contempliamo perché fa parte del gioco, poi ho giocato tante partite da allenatore e da giocatore. L’errore più grande è sottovalutare, non si può sottovalutare nessuno. Sul 2-0 col Torino il Parma ha costruito 7-8 palle gol, quante ne stiamo vedendo di partite così? Noi in sette partite abbiamo toccato tante volte con mano questa situazione e ci è andata bene. Noi dobbiamo ringraziare perché qualcuno lassù ci ha voluto bene, col Monza e il Milan abbiamo rischiato. Poi non è che si dice una cosa e poi c’è l’interruttore per accendere la luce, la luce deve essere accesa già da ieri altrimenti è troppo tardi. Noi dobbiamo solo pensare a noi stessi, ciò che dicono gli altri nel bene e nel male non ci possiamo fare nulla. Noi dobbiamo preparare bene le situazioni e questa dovrà essere la nostra bravura».
È SODDISFATTO DI QUANTO STA OTTENENDO?
«Io ho un difetto, gioisco poco sulle vittorie e anche da giocatore ero così. Penso sempre a ciò che deve venire, però sì che sono contento e orgoglioso. Vedere a fine partita o durante la settimana come sta la squadra nello spogliatoio è bello, è un orgoglio allenare questa squadra. Sono andato sotto la curva e ci vado sempre a ringraziare i tifosi, ma i meriti sono dei giocatori. Poi Zac mi ha buttato nel mischione e l’ho apprezzato molto, ma i meriti sono di questi ragazzi che mostrano attaccamento e voglia. Il segreto è questo, c’è gente che gioca poco e qualche volta qualcuno ha la faccia triste, ma questo fa parte del gioco e si allenano sempre con intensità».
SU COSA NON TRANSIGE?
«Il rispetto, la puntualità e gli orari, perché altrimenti diventa un circo. Lì si va duri, devi pensare a una cosa la mattina, ci può stare che una volta non si apra il cancello all’Olgiata per la pioggia, ma è successo anche a me, ho scavalcato e ho corso forte. Preferisco la sincerità di un giocatore che mi dice di aver fatto una serata o un bicchiere in più, è successo anche a me. Voglio però onestà perché bastano 1-2 giocatori per abbassare l’intensità, la porta del mio ufficio è sempre aperta. Se ho un battibecco con un giocatore dopo un’ora è passato tutto, non sono rancoroso. Vivono perennemente col telefonino in mano, si guardano le loro cose sul lettino in fisioterapia, per me era impensabile ma loro ragionano così e io non posso arrabbiarmi. Certe volte ascoltare i giocatori sulla loro stanchezza è importante, sappiamo se abbiamo sforato o siamo andati oltre in base ai test, ma vanno anche ascoltati i giocatori. Non voglio poi però sentire lamentele, se chiedo una cosa si fa quella e non si fanno cose intermedie. Se facciamo cose mezze e mezze non riusciamo, su queste cose non baratto. Sulla quotidianità sì, ma sul lavoro non si baratta, si fa e si deve fare bene».
VEDE VOGLIA DI RIVALSA NELLA LAZIO?
«Sicuramente, pensa se un calciatore non avesse questa voglia di rivalsa. Senza queste motivazioni non puoi fare sport ad altissimo livello, io vedo questo ed è giusto che abbiamo questo spirito. Senza di questo devi appendere gli scarpini al chiodo. Questo si costruisce settimanalmente, c’è solo una strada ed è quella dell’amor proprio e del lavoro».
COME STA TAYLOR? È IL MOMENTO DI CATALDI?
«Vediamo, ieri ha fatto allenamento e tra oggi e domani lo valuteremo. Cataldi è solo una scelta mia, da 10-12 giorni sta bene ed è solo una scelta mia. Ci sta dando una grandissima mano nello spogliatoio e negli allenamenti, arriverà sicuramente un suo momento».
SU ISAKSEN
«Me la sono sentita così, mancavano pochi minuti e volevo portare il risultato a casa coprendomi di più. Su Isaksen continuo a dire quello che ho detto, è un giocatore forte con una marcia in più, ha la sesta marcia ma deve stare bene. Anche l’altro giorno è stato fatto un po’ di casino quando dicevo dell’allenamento invisibile, per me l’allenamento invisibile è il recupero, quando dai 1-2 giorni di riposo che in alcuni momenti è più importante del lavoro. Gus deve essere bravo in quello, quando ci si allena forte poi c’è bisogno di fare anche questo. C’erano dei momenti in cui io non mi reggevo in piedi perché non mi fermavo mai, poi conoscendomi e aggiornandomi ho capito che in alcune volte il recupero è più importante del lavoro».



















