Luciano Spalletti resta sulla panchina della Juventus. La società, almeno per il momento, non ha intenzione di cambiare allenatore e dalla Continassa è arrivata una fiducia condivisa anche dalla proprietà. Ma sarebbe sbagliato confondere la conferma con una promozione: dopo il pesantissimo 0-3 interno contro la Lazio, il credito del tecnico si è drasticamente ridotto.

E forse il problema principale è proprio questo: Spalletti non è arrivato da poco. Il prossimo 30 ottobre sarà trascorso un anno dalla sua nomina. Il tempo dell’esperimento, dell’adattamento e della conoscenza della rosa dovrebbe essere terminato. Eppure, a distanza di dodici mesi, è ancora difficile spiegare in poche parole quale sia davvero la sua Juventus.

I numeri, del resto, iniziano a pesare. In 36 partite di Serie A con Spalletti, i bianconeri hanno ottenuto 18 vittorie, 11 pareggi e 7 sconfitte: 65 punti e una media di 1,81 a gara. Un rendimento praticamente in linea con quello delle gestioni Thiago Motta e Tudor e inferiore, nello stesso arco temporale, a quello delle altre principali big. Dopo sette giornate del nuovo campionato, inoltre, la Juventus è ferma a 11 punti, otto in meno di Inter e Lazio.

Il problema non è perdere, ma non vedere ancora la Juventus

A preoccupare non è soltanto il risultato contro la Lazio. Una grande squadra può perdere, anche nettamente. Ciò che lascia maggiormente perplessi è la sensazione di una formazione che non abbia ancora trovato un’identità. I giocatori sono apparsi disuniti. Sempre in ritardo sulle seconde palle e incapaci di anticipare l’avversario. Scalate sbagliate, transizioni offensive nulle. Nel match di sabato, il primo tiro in porta è arrivato soltanto nel secondo tempo.

Il passaggio più preoccupante è arrivato però dallo stesso allenatore. Alla domanda se la squadra lo seguisse ancora, Spalletti ha ammesso di non avere più le certezze di prima. Quando un tecnico arriva pubblicamente a interrogarsi sul rapporto con il gruppo, il problema smette di essere soltanto tattico.

Anche il botta e risposta seguito alle parole di Bremer, che aveva richiamato alcuni compagni alle proprie responsabilità, racconta un ambiente che in questo momento fatica a trovare compattezza. Il tecnico livornese ha chiesto al capitano di chiarire la propria posizione davanti alla squadra. Un confronto arrivato alla ripresa degli allenamenti dinanzi a tutta la squadra. Il difensore è stato poi multato dalla società bianconera.

Le attenuanti ci sono, ma dopo un anno non bastano più

Sarebbe comunque troppo semplice attribuire ogni responsabilità a Spalletti. La Juventus arriva da anni complicati, la rosa presenta squilibri e gli infortuni hanno ridotto le alternative.

Spalletti era stato comunque scelto per aggiungere qualcosa. Doveva dare un’identità, aumentare il valore collettivo e riportare la squadra stabilmente al livello delle prime. Dopo quasi un anno, invece, la Juve continua troppo spesso ad apparire come una somma di individualità alla ricerca di un filo comune. E a questo punto il curriculum non può più essere uno scudo.

Contro il Rennes può essere decisiva

Giovedì arriva il Rennes. Sulla carta la Juventus resta superiore e proprio l’Europa League, finora, ha spesso permesso ai bianconeri di reagire alle difficoltà incontrate in campionato. Dopo i successi contro NEC e Celta Vigo, la competizione europea può diventare nuovamente il terreno dal quale ripartire. Non sarà probabilmente una partita da dentro o fuori per la panchina. Ma può esserlo sotto un altro punto di vista.

Spalletti deve dimostrare che la Juventus è ancora con lui. La società lo ha confermato. Anche se una strana aria aleggia sull’ex tecnico del Napoli. Tocca a lui confermare di essere ancora l’uomo giusto per la Vecchia Signora. E contro il Rennes, paradossalmente, potrebbe già essere decisiva.