Tre gol fatti, ben quattro subiti. Un bottino che farebbe pensare a una sgambata di metà luglio ma che invece bollano la settima sconfitta nelle ultime otto partite giocate in Champions League dall’Inter di Cristian Chivu. Non numeri per certificare una bocciatura definitiva, considerando che si tratta di una somma di due parziali derivati da due stagioni a se stanti, ma che devono far riflettere.
Senza dimenticare che l’Inter ha subito in questo inizio di campionato ben quattordici reti in otto partite. Numeri che non possono appartenere a una squadra designata a dominare la Serie A dall’inizio alla fine (anche se la classifica vede i nerazzurri meritatamente primi insieme alla Lazio). E che non possono appartenere, senza ombra di dubbio, a un gruppo che ha come grande sogno (dichiarato in pompa magna) quello di mettere le mani sulla coppa dalle grandi orecchie.
Inter, così è troppo: la coperta è corta
Il potenziale offensivo dell’Inter è enorme. In ogni partita, i nerazzurri danno l’impressione di poter segnare in scioltezza anche 3/4 reti. Si può dire tranquillamente che tale punto di forza viene messo in ombra dal momento in cui i numeri difensivi sono quelli che sono.
Non un problema banale per mister Chivu. L’Inter gioca senz’altro bene, ha un’identità ma derubricare il tutto a banali episodi forse non è proprio la panacea di tutti i mali. I numeri dimostrano che la coperta è fin troppo corta: se in Serie A basta per fare la differenza, in Champions League lo paghi caro e amaro. Insomma, così è troppo. Così è impensabile anche pensare che determinate cose possano essere effettivamente auspicabili.



















