Istrionico e rivoluzionario: Aurelio De Laurentiis è un fiume in piena, in cerca di nuove novità per il mondo del calcio. Presente e futuro, ma anche un tuffo nel passato per il patron azzurro, che in un incontro tenutosi al Teha Club ha parlato dell’acquisto del club oltre 22 anni fa: “Quando ho comprato il Napoli, non dovevo convincere la gente ad amare quella squadra. Dovevo capire come fosse possibile che una società con un pubblico del genere fosse fallita. E fare in modo che non succedesse più“.
De Laurentiis, parole e pensieri per cambiare il calcio
Il presidente del Napoli ha poi continuato, parlando della passione dei tifosi che deve coincidere con i bilanci: “Quella passione non l’ho creata io. Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare. Perchéla passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore. E qui il cinema mi è stato molto utile“.
De Laurentiis è poi convinto di poter cambiare il calcio: “Dobbiamo avere il coraggio di discutere il “prodotto calcio” sotto ogni punto di vista. A cominciare dal gioco, dalla durata della partita, dalle interruzioni. Non esistono regole sacre soltanto perché esistono da cent’anni. Se vogliamo riavvicinare i giovanissimi, dobbiamo domandarci che cosa li fa andare via. Prendiamo l’intervallo. Quindici minuti. Ma perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo?“.
E poi ha concluso: “Le squadre di oggi devono diventare anche media company. Ogni giorno abbiamo storie. Abbiamo calciatori che arrivano da Paesi diversi. Abbiamo allenamenti, viaggi, vittorie, sconfitte. Abbiamo Napoli, una città che ha continuamente qualcosa da raccontare“.



















